CRISTIANA MEGGIOLARO

Chi siamo

È sufficiente credere che una cosa debba essere per farla accadere o esistere?

Per rispondere a questa domanda innanzitutto vi chiediamo di deporre tutto quello che avete studiato durante le lunghe ore di filosofia e di dimenticare quanto avete eventualmente imparato da Aristotele, da Platone, da San Tommaso d’Aquino, da Kant, da Hegel o da Wittgenstein.

Non è un bel sollievo?

Bene, ora siete pronti a partire in viaggio assieme a noi.

Vi chiediamo di salire in collina, sotto il Monte Calvarina, ai piedi dei Monti Lessini: come prima cosa potete godervi il panorama. Poi ossigenarvi ed infine rilassarvi.

Siete nel nostro vigneto assieme ai nostri saggi compagni d’avventura: la Durella e la Garganega.

E noi siamo Cristiana e Riccardo.

Sotto i vostri piedi avete il lavoro di migliaia di anni, davanti ai vostri occhi il frutto delle nostre fatiche, che in pochi anni ci ha totalmente rivoluzionato l’esistenza.

Non eravamo vignaioli, infatti, nella nostra vita precedente: piuttosto ognuno era impegnato in un lavoro ripetitivo e noioso e, pensate un po’, nemmeno ci conoscevamo. È stato il nostro incontro a scatenare l’energia pari a quella di un big bang, che ci ha fatto comprendere che il destino ci riservava qualcosa di decisamente diverso e assolutamente non previsto.

È dal nostro incontro che è scaturita l’urgenza del sogno, quel sogno che bussando impetuosamente alla nostra porta ci ha impedito di sottrarci al suo richiamo. E l’energia è stata tale che, se è vero che nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma, riuscirete anche a capire con facilità come il nostro sogno nel tempo abbia via via preso forme sempre più precise e concrete, modificandosi radicalmente dal primo germinale fantastico abbozzo.

Occuparsi di vino direttamente dall’origine, come inizialmente avevamo immaginato, semplicemente non è stato più sufficiente.

Abbiamo infatti capito, nel momento stesso in cui abbiamo toccato le radici e accarezzato le foglie delle nostre viti, di essere responsabili di qualcosa di enormemente più antico e complesso: la terra, le tradizioni, il nutrimento, il futuro. È nato in noi prepotente il desiderio di rispettare il suolo che calpestavamo e l’aria che respiravamo, non solo per noi o per le generazioni future, ma anche come atto d’amore nei confronti di chi ci ha preceduto e ci ha lasciato questo lembo di natura in eredità.

E subito dopo, neanche a farlo apposta, sono entrate in gioco la voglia di libertà, di mettersi alla prova, di svincolarsi dall’ovvio e dal certo: allontanando ogni presunzione, abbiamo voluto abbandonarci ad una scommessa. E l’energia intanto fluiva regalandoci nuove idee, suggestioni, emozioni…..e anche due meravigliose figlie !!!!

Comprendere che i nostri vini rispettassero e catturassero la generosità della nostra terra attraverso il caldo oro del sole estivo, la freschezza primaverile dell’aria che scende dal monte, il pizzicore delle mattine d’inverno e il lungo abbraccio dei colori d’autunno, è stato semplice.

Tutto il resto invece… un po’ più complicato!

Abbiamo dovuto infatti imparare ogni cosa dal principio, dimenticando cose note e scoprendone altre di dimenticate.

Oggi ci piace pensare a noi stessi come a degli artigiani del vino, che si prendono tutti i rischi del mestiere, fosse anche rimanere senza vino se così dovesse decidere la stagione, rispettando le piante nel loro decorso naturale stagionale, e lo stesso procedimento che alla fine regalerà il Durello, la Garganega ed il Passito ha l’unico scopo che quel vino sia palpitante della vita che l’ha alimentato.

E pensare che non sapevamo nemmeno tenere una cesoia in mano e se ci aveste fatto quella domanda nel 2004, per esempio, vi avremmo guardato con gli occhi sgranati domandandovi se eravate pazzi, per caso.

Oggi invece ….. beh, indovinate un po’ chi sono i pazzi?